— PIOMBINO — AUMENTI della tariffa dei rifiuti: la Confesercenti, sollecita una radicale revisione delle decisioni prese, un più responsabile ricalcolo. «Le notizie apparse sulla stampa, circa gli aumenti delle tariffe sui rifiuti sono a dir poco preoccupanti per l’entità degli incrementi e per la totale mancanza di confronto, attivata con le associazioni di categoria. LA CONFESERCENTI, che non è stata preventivamente convocata da Asiu per discutere tempi e modi degli incrementi, apprende così che le aziende ed in modo particolare proprio le attività a carattere commerciale, subiranno aumenti ingenti, che in alcuni casi si spingeranno oltre il doppio delle quote pagate fino ad ora. Lungi dal poter essere definita una “stangatina”, quella che il presidente Murzi ha illustrato appare piuttosto una inaccettabile gabella – incalza Confesercenti - che contribuirà in modo radicale a penalizzare ulteriormente un settore che è già stato provato dalla lunga crisi economica e dalla quale ancora non si è ripreso. Basta addentrarsi nelle vie dei centri urbani per assistere al susseguirsi di saracinesche abbassate (nella foto un bar) con annunci di vendita o affitto. Ed è su un contesto come questo, che da ieri si è abbattuta la scure dell’ennesimo aumento di tasse da pagare. Non devono essere i cittadini comuni, lavoratori e piccoli commercianti a pagare da soli il prezzo di una ristrutturazione, per quanto necessaria, della gestione dei rifiuti per l’intera Val di Cornia. IL RISCHIO, con troppa leggerezza ignorato da Asiu, è quello di dare vita ad un pericoloso circolo vizioso che indebolirebbe ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, metterebbe ancora più in crisi le attività commerciali. Serve con estrema urgenza che Asiu faccia un passo indietro, che vengano consultate le associazioni di categoria e che le Amministrazioni comunali, responsabili dirette dell’aumento delle tariffe, capiscano che certi grandi interventi vanno pianificati nel rispetto di quanti hanno bilanci mensili dai quali non possono più togliere nemmeno il costo di un terzo di una tazzina di caffè». m.p. |