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Piombino: Landini, segretario nazionale Fiom, difende il polo siderurgico - La Nazione Piombino

Autore: Sara Giusti Data pubblicazione: 26/10/2011
 

«Poca democrazia verso i lavoratori»

— PIOMBINO —
«SIAMO qua perchè vogliamo ribadire che il polo siderurgico di Piombino è una questione nazionale». A ribadirlo è stato ieri il segretario nazionale Fiom, Maurizio Landini, che ha partecipato alle assemblee dei lavoratori (dipendenti e imprese) che si sono tenute negli stabilimenti Lucchini e Magona, presentando la piattaforma sindacale Fiom che ha come punto di partenza un aumento salariale mensile per i metalmeccanici di 200 euro. Landini ha poi evidenziato ancora una volta la necessità che il governo torni ad occuparsi di siderurgia. Sia Lucchini che Arcelor Mittal Piombino ormai da tempo sono alle prese con un calo delle produzioni e con molte incognite sulle prospettive.
«SAPPIAMO che ci sono delle difficoltà – ha commenta il segretario Fiom - basta guardare Arcelor che ha appena chiuso un altro altoforno in Europa. Ogni Stato che si definisce industriale non può rinunciare al comparto siderurgico» ha sottolineato Maurizio Landini rispondendo alla domanda se, in un sistema industriale come quello italiano, sia ancora possibile puntare sulla siderurgia. «Rinunciare alla siderurgia – ha aggiunto Landini - significherebbe acquistare prodotti da altri e, quindi, dipendere da altri paesi».
Il segretario nazionale Fiom è arrivato a Piombino in un momento complesso per la siderurgia.
LA LUCCHINI attende da mesi la definizione di un accordo tra il management e gli istituti bancari per la ristrutturazione del debito da 770 milioni. L’azienda è in mano alle banche, dopo che il proprietario russo Alexey Mordashov si è defilato. Ma sul futuro dello stabilimento pesa il calo di ordinativi e le difficoltà delle imprese dell’indotto. Alla Magona, di proprietà dei colossi dell’acciaio Arcelor Mittal, è stato invece annunciato un ricorso massiccio alla cassa integrazione per i pochi ordinativi. Dal 31 ottobre al 6 novembre gli impianti saranno chiusi, con il ricorso agli ammortizzatori sociali per circa 570 addetti. La Lucchini è appesa alle decisioni della finanza e a un acquirente che stenta a manifestarsi.
«E’ ANCHE per questo che Fiom denuncia un’assoluta mancanza di democrazia nei confronti dei lavoratori sono aggrappati alle fabbriche, mentre le decisioni su come produrre, cosa produrre vengono prese da tutt’altra parte, in pochi centri di potere». Landini conclude rispondendo alla domanda se l’Italia può rinunciare al comparto siderurgico. «Rinunciare alla siderurgia significherebbe acquistare prodotti da altri e, quindi, dipendere da altri paesi».

   
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