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Dati choc: negli ultimi due mesi persi altri 1.200 posti - Il Tirreno Livorno

Autore: Sara Giusti Data pubblicazione: 10/03/2010
 

Radiografia della crisi: da gennaio 1 milione e 300mila ore di cassa integrazione  
 
Raddoppiati i disoccupati 
 
 
Dall’inizio del 2010, 8 aziende hanno fatto richiesta all’Inps di attivare la Cig straordinaria per 835 lavoratori  
 
ANNA CECCHINI  

 
 LIVORNO. Sono oltre 1.200 le indennità di disoccupazione ordinaria, relative al mese di febbraio, che l’Inps sta liquidando in questi giorni. Praticamente un il doppio rispetto al febbraio dello scorso anno. Segno che la crisi, sul territorio livornese, sta erodendo posti di lavoro con una velocità preoccupante.
  Tunnel disoccupazione. Che il decremento dei posti di lavoro sia allarmante lo sottolinea anche Maurizio Strazzullo, segretario provinciale della Cgil, che chiarisce come dal settembre del 2008, considerato l’inizio “canonico” della crisi, fino ad oggi, a Livorno e provincia si siano persi 2.500 posti di lavoro. Ciò ha implicato che, nel medesimo periodo, il numero di disoccupati sia arrivato a oltrepassare i 4.000.
 Cassa integrazione raddoppiata. Che l’occupazione in città stia affrontando un momento di enorme difficoltà lo dimostrano altri dati che l’Inps di Livorno sta provvedendo ad elaborare in questo periodo. Da gennaio 2010 fino ai primi giorni di marzo, infatti, le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria che l’Inps ha globalmente autorizzato sono state 1 milione e 293.184. Un quantitativo enorme, soprattutto se si considera che nell’arco di tutto il 2009 la somma totale di ore di cassa integrazione che l’istituto di previdenza sociale ha accordato è arrivato a un monte ore di 2 milioni e 861.096. Significa che nei primi due mesi del 2010, sul territorio livornese, la quantità di ore di cassa integrazione è già quasi la metà di quella erogata dall’Inps per l’intero anno passato.
 Sempre stando ai dati Inps, dall’inizio del 2010 otto aziende livornesi hanno fatto richiesta di cassa integrazione straordinaria, che è andata a coinvolgere un totale di 835 lavoratori.
 E ancora non è tutto perché alla Cig ordinaria e straordinaria, bisogna aggiungere gli ammortizzatori sociali in deroga. Secondo i dati in possesso del centro per l’impiego di Livorno, infatti, sono circa 800 le persone che al momento usufruiscono della cassa in deroga. Non in tutti casi si tratta di lavoratori a zero ore, ma spesso di dipendenti che lavorano a turno con riduzione oraria.
 Raddoppiata la disoccupazione. I numeri parlano chiaro. L’Inps sta erogando in questo periodo oltre 1.200 indennità di disoccupazione ordinaria. Il doppio rispetto allo stesso mese del 2009. Alle 1.200 indennità di disoccupazione, vanno aggiunte quelle per mobilità: al momento Inps ne liquida circa 250.
 Iscrizione liste mobilità. Preoccupanti anche i dati relativi alle iscrizioni alle liste di mobilità, registrati dal centro per l’impiego e mappati dall’Osservatorio regionale del mercato del lavoro. L’ultimo trimestre analizzato è il quarto del 2009, periodo in cui gli iscritti allo stato di disoccupazione a Livorno sono stati 4.668. Un quantitativo allarmante, soprattutto considerando che nel primo trimestre del 2009 il numero di iscrizioni alle liste di mobilità si era fermato a quota 3.454. Tra l’altro, ad andare ad ingrossare le fila della mobilità, sono soprattutto lavoratori in età adulta: secondo l’Osservatorio, infatti, dei 4.668 nuovi iscritti tramite il centro per l’impiego di Livorno, 974 sono over 24, 824 persone dai 25 ai 30 anni e il resto (2.870 persone) over 30.
 

Non confermati mille contratti atipici, giù anche le partita Iva  
 
I lavoratori precari hanno pagato il prezzo più alto  
 
 
 LIVORNO. I primi ad essere falcidiati dalla crisi sono stati i lavoratori con contratti atipici (tempo determinato, co.co.co) e quelli che operavano tramite partita Iva. Secondo i dati in possesso del centro per l’impiego sembra infatti che dal secondo semestre del 2008, quando la crisi è precipitata, a Livorno siano stati tagliati almeno 1.000 lavoratori atipici.
 Il secondo gruppo a risentire della recessione è stato quello di chi lavora a partita Iva. Anche se il dato effettivo di quanto questo gruppo di lavoratori autonomi sia in difficoltà sarà possibile averlo solo al momento dell’analisi delle dichiarazioni dei redditi: le partite Iva infatti non vengono chiuse - e quindi non se ne percepisce la scomparsa dei titolari dal mondo del lavoro, ma semplicemente attraverso di esse non si percepiscono più i precedenti guadagni. La difficoltà del settore occupazionale è chiarita anche dal fatto che gli avviamenti al lavoro, per l’intero anno 2009, sono calati almeno del 25% dal primi semestre del 2008, momento in cui ci fu l’esplosione della recessione. In verità, osservando l’Osservatorio sul mercato del lavoro della Regione Toscana, aggiornate al primi giorni del febbraio scorso, sembra che tra il terzo trimestre 2008 e l’analogo periodo del 2009, gli avviamenti al lavoro a Livorno siano diminuiti solo del 6,1%. La differenza nel quantificare il calo degli avviamneti al lavoro è dettata dal fatto che nel primo caso si considera come punto di partenza del calcolo i primi mesi del 2008, che hanno segnato l’inizio della crisi, mentre nel secondo l’ultimo periodo dello stesso anno, quando il calo di nuovi occupati era già esorbitante.
 E, ovviamente, tra gli avviamenti, sono vertiginosamente calati quelli con contratto a tempo indeterminato, a favore di contratti atipici.
 

Con rendite e “aiutini” la città non cresce  
 
 
CRISTIANO MEONI  
 
 «A Livorno confidiamo sempre che un aiuto esterno possa risolverci i problemi. E’ che ci siamo abituati a vivere sotto protezione, e questo non favorisce la crescita di un’imprenditoria moderna e di una conseguente classe lavoratrice. Se Massimo Paoli voleva dire questo quando parlava di “sudamericanizzazione” della città sono d’accordo». Federico Barbera, da trent’anni sul porto, imprenditore, manager, presidente di Assimprese, prende spunto dall’allarme sulla “deriva sudamericana” lanciato dal prof Paoli per un’altrettanto sincera riflessione sui vizi e sui mali della città: «Livorno è una città che si è abituata a vivere sotto protezione. Preferisce farsi assistere piuttosto che rischiare. Lo vediamo nei comportamenti di tutti i giorni. Io non mi considero un potente, ma ogni giorno ricevo numerosissime richieste di raccomandazione e di segnalazione». Si spera sempre in un’amicizia, in un aiutino “esterno”, come si fosse a un quiz. «Amo la mia città - riprende il presidente di Assimprese - ma la vorrei diversa. E invece è una città che ha puntato tutto sull’assistenzialismo. L’aumento vertiginoso della cassa integrazione e degli ammortizzatori sociali è un dovere nei confronti dei lavoratori coinvolti nei processi di crisi. Ma è anche l’indice che non abbiamo il coraggio di chiudere un’esperienza e di riaprirne una nuova. Di tagliare i rami secchi perchè gli altri crescano più rigogliosi». Ed è una sorta di autocritica, quella che fa Barbera. Perchè sul banco degli imputati ci sono «anzitutto gli imprenditori che, con rare e lodevoli eccezioni (Lorenzini per fare un nome), preferiscono investire sulla rendita anzichè sul rischio di impresa». Comode rendite immobiliari e finanziarie. Ma anche rendite politiche. «La politica è bloccata, non ce l’ho con le persone, dico solo che quando al governo e all’opposizione stanno sempre gli stessi non c’è spinta a migliorarsi». Ingessature, timidezze, rendite di posizione, un «tirare a campare che Massimo Paoli, con cui spesso sono in disaccordo, ha reso bene». «Tutto questo - dice Barbera - ha fatto sì che nella nostra città non si sia affermata una cultura imprenditoriale vera: la voglia di mettersi in discussione, di migliorarsi, di fare tesoro degli errori». Sintomatico «quello che è successo dopo che, proprio attraverso il Tirreno, ha provato a lanciare un segnale sulla necessità di rivedere drasticamente il modo di lavorare nel porto: la mia proposta è stata presa quasi come un’offesa alla bandiera».

   
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