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«Il caro nave ci ucciderà» - Il Tirreno attualità

Autore: Sara Giusti Data pubblicazione: 30/09/2010
 


Sindaci, politici e imprenditori in corteo a Portoferraio  
 
 
 
Non solo prezzi: nel mirino anche orari e frequenza delle corse  
 
VALENTINA LANDUCCI  

 
 PORTOFERRAIO. Chi si aspettava la mobilitazione resterà deluso. In strada sono scesi in 250. Pochi ma buoni. Perché ad imbracciare bandiere e striscioni per dire no al caro traghetti, aderendo a un’iniziativa nata sul web da un gruppo di semplici cittadini e imprenditori turistici, è stata l’Elba che conta.
 Sindaci, politici di centrodestra e centrosinistra, imprenditori, rappresentanti delle associazioni, dai commercianti agli agricoltori. Gli stati generali dell’isola che per la prima volta, dopo almeno 30 anni di lamentele sul costante aumento dei prezzi, si muovono per invertire la rotta.
 In gioco non ci sono solo i 40 euro che ciascun elbano spende per un viaggio in auto (andata e ritorno) tra Portoferraio e Piombino. Tanti, ma non tantissimi. C’è un’intera economia, un territorio che vive di turismo e che rischia di morire «perché in vacanza all’Elba ci vengono sempre meno persone - spiegano i commercianti in corteo - e senza turisti noi non mangiamo».
 «Quello che manca - spiega Bruno Paternò, direttore d’albergo e promotore del corteo insieme a Gimmi Ori, albergatore di Marina di Campo - è un prezzo onesto e trasparente per il turista. Non si può spendere 10 euro oggi e 300 il giorno dopo sulla solita tratta e per il solito viaggio. Con i treni non funziona così: il prezzo non cambia da un giorno all’altro. E i traghetti, per noi, sono più di un treno. Noi dobbiamo vivere con le navi. Ma ora rischiamo di morirne». Chi lavora nel turismo si trova a fare da fronte office per le centinaia di proteste sul prezzo delle navi che arrivano dia vacanzieri. «Cosa dobbiamo rispondere a un ospite - spiegano i titolari del camping Rosselba Le Palme in corteo con l’intera famiglia e i dipendenti della struttura ricettiva - che ci mostra un biglietto per l’Elba da 72 euro per un passeggero con auto e uno dello stesso tipo per la Sardegna che invece ne costa 50? Ventiquattro euro in più ma 4 ore di traversata in meno. Quello che ci amareggia è che avremmo voluto vedere molti più operatori turistici a manifestare». In compenso c’erano studenti, pendolari e residenti. «Presto dovrò seguire un corso di formazione a Roma - racconta Barbara Pollina, milanese ma da 8 anni residente sull’isola - e siccome i collegamenti sono organizzati male sono sarò costretta a partire il venerdì e rientrare il lunedì. Oltre al costo del traghetto devo mettere in conto una notte in albergo in più». Già, perché il problema non sono solo i prezzi ma l’intero sistema: fasce orarie completamente prive di servizi di trasporto (ad esempio quella tra le 19 e le 21), la mancanza di corse notturne, l’assenza di un coordinamento tra i trasporti marittimi e i mezzi pubblici (bus e treni). Una lunga lista di guai che condizionano la vita degli elbani, sia che vivano di turismo sia che in continente debbano andare per lavoro, studio, problemi di salute. Ma quali strumenti hanno per incidere sulla politica dei prezzi? In realtà nessuno sulle compagnie private (Moby e Blu Navy) e pochi anche su quella pubblica (Toremar). Se non altro, però, il corteo di ieri è riuscito a strappare ai sindaci una promessa: far sentire la voce dell’Elba in Regione e a Roma per ottenere prezzi più giusti.
 

Costa meno un volo per Barcellona  
 
Toremar: non possiamo tagliare le tariffe. Moby invece tace  
 
 
 
«Gli incassi estivi devono coprire anche le spese dei mesi morti»  
 
STEFANO BARTOLI  


No, nel canale di Piombino non sembra funzionare neanche la concorrenza. Una constatazione amara, derivata da una realà ben precisa e cioè che per andare e tornare dall’isola d’Elba le tariffe sono mediamente superiori del trenta per cento rispetto a tratte analoghe, a volte perfino molto più lunghe, esistenti nel nostro paese. Insomma, una specie di mistero che nessuno riesce a sciogliere veramente fino in fondo.
 E che ha portato alle proteste iniziate via Facebook e culminate con quella di ieri a Portoferraio (ne parliamo a parte).
 Tariffe irriducibili? Sul banco degli imputati naturalmente i dui soggetti maggiori che operano tra le isole dell’Arcipelago Toscano, e cioè Moby e Toremar. La prima, attraverso il suo presidente Vincenzo Onorato, ci ha fatto sapere che non intende intervenire in questo momento su un argomento così delicato. A nome della seconda, l’amministratore unico Angelo Roma ci ha detto chiaro e tondo che in questa situazione, «con i prezzi del carburante aumentati del 40 per cento dall’inizio dell’anno è veramente difficile parlare di riduzione del costo dei passaggi. E la dimostrazione è il terzo operatore (la Blu Navy, ndr) appena arrivato sul mercato, le cui tariffe sono praticamente le stesse, a parte un piccolo sconto».
 Tre mesi chiave. Ma il punto sottolineato da Roma è anche un altro e cioè il fatto che nei tre-quattro mesi chiave dell’estate si concentrano incassi che poi devono finanziare il servizio per il resto dell’anno ed anche per le altre isole. «Come Toremar dobbiamo ad esempio assicurare anche il collegamento con Capraia - spiega l’amministratore della società -, una rotta lungo la quale durante l’inverno il traghetto è partito anche vuoto e comunque con una media di passeggeri che non supera le dieci persone. E tutto questo in un contesto dove dobbiamo mantenere otto navi, un equipaggio navigante di 250 persone ed altri 18 dipedendenti amministrativi. Ma se si vogliono veramente abbassare le tariffe bisogna metterci tutti intorno ad un tavolo, dalle compagnie alle associazioni elbane, e decidere cosa fare».
 Prova su strada. Si diceva della differenza con le altre isole minori sparse lungo la costa della Penisola, dove il costo medio dei viaggi per mare, è stato calcolato, è inferiore di almeno il 30 per cento rispetto all’Elba. A Ischia, Procida o Lampedusa sicuramente i costi tengono conto di fattori diversi: la concorrenza, le miglia marine percorse, la quantità di passeggeri trasportati e probabilmente anche sovvenzioni. I numeri, però, restano significativi: andare e tornare con l’auto all’isola di San Pietro, in Sardegna, una tratta simile alla Piombino-Cavo, costava lo scorso luglio 15 euro per i residenti e 37,60 per tutti gli altri, cioè meno della nostra sola andata (eccetto le offerte low cost). In Campania, sulla linea Napoli-Procida, la spesa per un non residente era di circa 30 euro e di 70 per i “forestieri”. Prezzi decisamente più bassi di quelli elbani: nella prova che abbiamo fatto per questo weekend (andata domani, ritorno domenica) non si riescono a spendere tra Piombino e Portoferraio meno di 108 euro per due adulti e l’auto sulle navi Moby e meno di 107 con quelle targate Toremar. Appena un po’ meno di un biglietto aereo Ryanair, negli stessi giorni, per Barcellona, o un viaggio da Pisa a Parigi con EasyJet una settimana prima di Natale.

   
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