«Il mio partito soffre il mal di Livorno» Bacci: parliamo di problemi e progetti anziché farci imprigionare dalle correnti Dalla mia esperienza con Pisa, vedo che lì sugli obiettivi sanno fare squadra. Noi invece no MAURO ZUCCHELLI
LIVORNO. «Mi pare di ricordare che, nella geografia del mio partito, sono catalogato come filo-Franceschini anche se di preciso non so cosa voglia dire. Ecco, c’è bisogno di smetterla con lo “schieramentismo”, con l’idea di badare a quel che fa bene al proprio sottogruppo e soprattutto a sé». Lorenzo Bacci, sindaco Pd a Collesalvetti, 30 anni, un passato da scout e forti radici nell’associazionismo, rischia di passare per più “renziano” di Renzi: per l’età e per aver vinto le primarie da outsider sconfiggendo a sorpresa il candidato del partito («ma all’ultima manifestazione per il lavoro, io ero in piazza con la Cgil e lui dall’altra parte della barricata»). Guai a incasellarlo fra i “rottamatori” o gli alfieri del “nuovo” come valore in sé semplicemente perché viene dopo quel che c’era prima: «So di poter contare su mio padre e mio nonno, però mi sentirei prigioniero se dovessi tutte le volte chiedere il permesso di agire così o cosà». Visto da Collesalvetti, cioè da dentro la federazione ma fuori della città, quanto c’è di molto livornese in questa crisi che riguarda i vertici del partito? «Così vicini e così lontani, si potrebbe dire. Fuor di battuta, non ho avuto molti contatti con la federazione negli ultimi giorni e l’annuncio è arrivato come un fulmine». A ciel sereno? «Forse è la riprova che sono poco organico all’apparato. In realtà a Colle non ha sorpreso solo me». Tutti sorpresi, insomma: lo ha detto anche il suo collega Cosimi. Ma lasciamo da parte questo. Com’erano andati i rapporti con la federazione nell’era Di Rocca? «L’inizio era stato incoraggiante. Era stato possibile portare al tavolo della federazione questioni che di solito rimanevano al livello comunale». Vabbé, e il risultato concreto? «Poco o nulla, non lo nascondo. Ma è già qualcosina. Del resto, anche i miei contatti con il Pd rosignanese o cecinese dicono che sono dinamiche molto Livorno-centriche...». Ok, ma in federazione a Livorno non parlano mica arabo: basta dirsele, cercare una visione generale... «Ecco, probabilmente qui sta il punto. In una prospettiva un po’ ripiegata, e non parlo di colpa di questo o di quello: è quasi un clima che si respira. Ad esempio, nei rapporti che ho con Pisa si sente molto meno». Eccolo, salta fuori il pisano che è in lei. «Parliamo di cose concrete invece che di sfottò campanilistici. C’era da risolvere un problema relativo ai Consorzi di bonifica, sono stato chiamato dalla federazione pisana del Pd anche se Colle ne è fuori, ho dialogato con gli altri esponenti pisani alla pari, è stato possibile raggiungere un punto di mediazione. Ma sulle cose: non sul colore del mio partito, anzi della mia corrente o quel che è. Posso fare un altro esempio?». Su cosa? «Ikea». Sta dalla parte dei pisani anche lì? «Quando è emerso che Vecchiano non era più una localizzazione praticabile, ho telefonato al governatore Rossi per avanzare la proposta di farlo da noi. Ho subito cercato di contattare Livorno: inutile. Salvo poi ritrovarmi con Livorno che puntava su un’ubicazione alternativa. A Pisa si rinchiudono in una stanza e quando escono fanno quadrato su una posizione che vale per tutti e stop. Da noi no: adesso faticosamente si arriverà a una riunione-tandem delle giunte di Livorno e Collesalvetti...». Lei è un amministratore ed è ovvio che parli dei problemi che ha nel rapporto con gli amministratori di Livorno. Ma, scusi, la federazione cosa c’entra? «Un partito dovrebbe impegnarsi di più perché non si vada in ordine sparso, ciascun per sé. Davvero lei crede che non sia anche questo il mestiere di una federazione? La Regione favorisce Pisa? Certo che hanno gioco facile se loro si presentano come una squadra e noi no. E’ accaduto anche sullo Scolmatore: un piano da 108 milioni di euro, sono diventati la metà e intanto a Pisa sono stati destinati i soldi per il “People move” e per i Navicelli». Non limitiamoci all’elenco. Resta l’interrogativo sul che fare ora? «Smetterla con una politica timorosa: una melassa per evitare di scontentare qualcuno. Sbaglia chi divide, ma il cambiamento bisogna guidarlo con coraggio altrimenti ci travolge la schiena». Fin qui sono filosofemi. Un po’ di concretezza, per favore. Cominciamo dalla federazione... «Mi piacerebbe un congresso vero, senza ritualismi. Invece se ne infischieranno e cercheranno un traghettatore che non disturbi troppo». ... e come sindaco? «L’anno prossimo non so se riusciremo non a chiudere il bilancio ma nemmeno ad aprirlo. Quest’anno abbiamo attivato due scuole d’infanzia, stiamo pagando perfino una quota dello stipendio degli insegnanti che spetterebbe allo Stato. Fra pochissimo ci ritroveremo a tagliare servizi finora ritenuti più che fondamentali. Avrei voluto che il mio Pd facesse le barricate: ce la siamo cavata con una manifestazione a novembre. Quando ormai sarà solo una bella liturgia».
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