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Il Tirreno Piombino - Lucchini, non convince l’offerta del Fondo Klesch

Autore: Sara Giusti Data pubblicazione: 08/11/2012
 

Gli svizzeri sono in corsa anche per l’Alcoa. Ma il tempo stringe: nessun effetto dalla richiesta di aiuto del sindaco di Piombino al Monte dei Paschi
 
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Un’agonia che si prolungherà per almeno altre tre settimane, quella della Lucchini, prima di sapere se le banche accetteranno l’offerta del Fondo d’investimenti Klesch o se invece getteranno la spugna, lasciando campo libero ad un commissario straordinario del governo. Forse si attendevano di più i sindacati dall’incontro tra la Rothschild e il sottosegretario allo sviluppo economico Claudio De Vincenti. Ieri mattina, per far sentire la voce dei lavoratori, avevano organizzato uno sciopero di tre ore, con un presidio davanti alla portineria centrale, costringendo i manager dell’azienda ad entrare negli uffici passando dalle altre portinerie della fabbrica. Il governo ha chiesto a Rothschild di stringere i tempi. Se c’è un’offerta la si valuti entro la fine nel mese, altrimenti, vista la situazione finanziaria della Lucchini, non si intravede altra soluzione se non la richiesta dell’amministrazione straordinaria. Proprio ieri “Milano Finanza” riportava la notizia che la Lucchini, oltre al debito già accumulato di 770 milioni, ha perso in solo 8 mesi oltre 64 milioni. La riconversione di 100 milioni del credito in partecipazioni azionarie (di cui è partita la prima tranche di 5,49 milioni) serve solo a mantenere la società in equilibrio tra debito a valore patrimoniale. In sostanza ricoprire ogni mese le perdite per evitare il default. Andare a scoprire le carte, prima di ricorrere all’estrema ragione è l’intento del pool di banche creditrici. Klesch è lo stesso soggetto che sta ponendo condizioni giudicate inaccettabili dalla proprietà della Alcoa. Ma qual è il piano del Fondo svizzero? Anche se ancora non è tutto scoperto, qualche assaggio i sindacati lo hanno avuto durante l’incontro coi manager Rothschild la scorsa settimana a Milano. Gli svizzeri sono interessati ad acquisire i treni di laminazione, lasciando ad una bad company l’area a caldo, che sarebbe sostituita con un forno elettrico. Non solo: sembra emergere anche un interesse speculativo di Klesch sulle aree di proprietà Lucchini da bonificare per destinarle a insediamenti residenziali. Un piano che, almeno a grandi linee, il ministero conosce e che, secondo indiscrezioni provenienti da fonti sindacali, non gradirebbe molto.Non ci sono tuttavia strumenti per imporre alle banche la strada del commissariamento che, come primo effetto immediato, avrebbe quello del congelamento del debito. E così si prolunga la sfibrante attesa per gli oltre 3000 lavoratori (diretti e indiretti) legati al destino del centro siderurgico. Neppure la lettera aperta scritta dal sindaco Anselmi ad Alessandro Profumo, presidente del Monte dei Paschi - principale creditore della Lucchini - ha avuto gli effetti sperati. «Nel corretto esercizio dell’attività bancaria - hanno fatto sapere da Mps - il concetto di generosità non è il criterio che si deve tenere presente». Anzi, sembra proprio che l’iniziativa del sindaco, se da una parte è servita a far chiarezza sulle posizioni in campo, abbia irritato i creditori. Le banche non esitano dunque a percorrere la loro strada per cercare di recuperare parte dei soldi bruciati dalla Lucchini. Quale sarà il prezzo che l’economia piombinese dovrà pagare ancora non è dato di saperlo. I sindacati stanno intanto preparando una grossa manifestazione da tenere nei prossimi giorni a Piombino.

   
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